Forme di allevamento

Negli ultimi anni in Valpolicella è iniziato un percorso di ammodernamento della struttura produttiva verso una rivisitazione dell’impostazione degli impianti, una scelta più oculata del portinnesto, del clone e del sesto d’impianto. E accanto all’utilizzo tradizionale della Pergola, nelle sue declinazioni, si è rivolta maggior attenzione anche al filare con potatura a Guyot.


La forma di allevamento è espressione della storia enologica di un territorio e di come i viticoltori abbiano modellato la vite per farla produrre al meglio in quell’ambiente. Farina ed i suoi conferitori utilizzano sia la Pergola che il Guyot, a seconda delle caratteristiche del terroir che meglio vogliono far esaltare nei vini prodotti.


 

PERGOLA


L’Italia è il paese produttore di vino con la più grande varietà di paesaggi viticoli e i vari tipi di Pergola contribuiscono a questa sua ricchezza.
Le varianti sono: Semplice, Doppia, Trentina, Veronese e Romagnola.


Il sistema si compone di una serie di pali verticali a sostegno di un’impalcatura posizionata orizzontalmente (tetto)o in maniera obliqua.
Su tale impalcatura vanno fissati i tralci che sostengono i capi a frutto della vite.


La Pergola Veronese è la forma di allevamento più diffusa nella provincia di Verona, nella sua variante Semplice o Doppia. La prima permette di portare la vegetazione solo su un lato della parete produttiva, ed è tipica delle zone collinari o di montagna, dove le pendenze richiedono una struttura semplice che sfrutti al massimo l’esposizione solare. La variante Doppia fa vegetare entrambi i lati della parete produttiva ed è applicata soprattutto in pianura grazie agli ampi spazi.


L’inclinazione del tetto della pianta a 90° rispetto al suolo crea la struttura a “tendone”, molto diffusa nell’Italia Meridionale per la coltivazione di uva da tavola. Non più ammessa al Nord dagli anni Novanta, la Pergola Veronese ha un’inclinazione maggiore di 90°, è adatta a terreni fertili e dotati di una buona disponibilità idrica. La pianta raggiunge un buon equilibrio vegeto-produttivo ed una buona esposizione solare, senza pericolo di scottature per i grappoli grazie ai tre/quattro strati fogliari. Limitati gli eccessi di traspirazione, l’altezza del frutto da terra e la sua posizione pendula ne agevolano la cernita durante la raccolta in vendemmia.


Le temperature degli acini rimangono sempre inferiori a quelle dell’ambiente, sviluppando uve con maggiori sentori floreali.


L’evoluzione del vigneto a Pergola ha portato all’aumento dei ceppi per ettaro a fronte di una sensibile riduzione della produzione per pianta e del numero di gemme per ettaro, avvantaggiando così la qualità dei vini prodotti.


 

GUYOT


Prende il nome da Jules Guyot, che lo mise a punto intorno alla metà dell’800.


E’ una forma di allevamento a ridotta espansione, adatta a terreni a scarsa fertilità e tendenzialmente siccitosi, perché permette alla vite di sfruttare al meglio le risorse dal terreno.


Il tronco è alto dai 40 ai 100 cm. Sul ceppo principale della pianta è inserito un ramo corto di due anni di età che porta, a sua volta, uno speroncino (sul quale sono inserite 1-3 gemme), che ha lo scopo di dare i rinnovi per gli anni successivi, e un capo a frutto (con 6-12 gemme), piegato e legato ad un filo orizzontalmente lungo la direzione del filare. La struttura è realizzata con pali robusti e fili, permette una disposizione razionale della fascia grappoli nella porzione più bassa della parete vegetativa ed uno sviluppo verticale della vegetazione, in modo da controllare al meglio l’esposizione al sole delle foglie, con un miglioramento della loro attività fotosintetica, e l’arieggiamento dei frutti.


Il Guyot comporta uno sviluppo moderato e ben controllato della vite, con conseguente resa non abbondante nella produzione, a vantaggio di un’uva di miglior qualità. Adatto a terreni collinari per la semplicità della struttura, permette una facile meccanizzazione, sia per gli interventi in verde che durante la vendemmia.


I grappoli sono di dimensioni ridotte, gli acini più concentrati e con temperature più alte rispetto a quelle ambientali, le uve presentano sentori di frutta matura, di confettura.


Il Guyot, rispetto alla Pergola, si adatta molto bene all’incremento sostanziale della densità, ma occorre saperne gestire bene lo sviluppo, consapevoli dei limiti fisiologici e produttivi della pianta e delle caratteristiche del contesto territoriale.


 

MAROGNE


Il passaggio alle moderne coltivazioni non ha cancellato i segni della viticoltura tradizionale. Ecco allora i pendii della Valpolicella dominati dai profili dei vigneti coltivati ancora su particolari terrazze realizzate in pietra, detti MAROGNE.


Questi tipici muri a secco, realizzati con arte e maestria da scalpellini e viticoltori, svolgono l’importante funzione di trattenimento e di lento drenaggio delle acque meteoriche, salvaguardando da possibili frane e smottamenti. Riscaldati dal sole diventano collettori di calore e nei periodi più freddi mitigano gli effetti del rigore del gelo sulle radici della vite.


Le marogne inoltre, poichè popolate da tante specie animali e vegetali, diventano dal punto di vista ecologico veri e propri sistemi naturali, a tutela della biodiversità del territorio.